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Perú

Lingua/Idioma: Spagnolo

PAESI Perú Introduzione

COOPERAZIONE ITALIANA IN PERÙIl Perù ha beneficiato tra il 1987 ed il 1994 di un volume di aiuti della Coperazione italiana di circa 250 milioni di Euro, tra doni e crediti di aiuto. Negli anni successivi, a causa delle restrizioni in bilancio, le risorse disponibili sono state principalmente destinate al completamento dei programmi in corso di esecuzione.Con la firma dell’Accordo di conversione del debito (circa 116 milioni di Dollari) e gli impegni presi dall’Italia nel corso del Gruppo consultivo di Madrid del 2001, la cooperazione allo sviluppo con il Perù ha subito un nuovo forte impulso. L’accordo di conversione del debito concessionale peruviano in progetti di sviluppo prevede la conversione della parte del debito estero del Perù con l’Italia in programmi di sviluppo e lotta alla povertà.  Al fine di gestire tale accordo è stato creato un apposito Fondo Italo-Peruviano,struttura che promuove i programmi di sviluppo derivanti dalla conversione del debito.La Cooperazione Italiana in Perù venne avviata in maniera formale nel 1981, con la firma dell’Accordo di Cooperazione Tecnica Bilaterale fra i due Paesi. Ad oggi, le principali aree d’intervento sono la salute pubblica, la protezione sociale, la conservazione del patrimonio ambientale, l’integrazione infrastrutturale, il settore economico-produttivo e la prevenzione e la gestione delle emergenze. Qui, come negli altri Paesi della regione, le tipologie d’intervento comprendono la cooperazione bilaterale diretta (credito d’aiuto e dono) quella bilaterale indiretta (Ong), la cooperazione multilaterale  (attraverso contributi volontari alle agenzie delle Nazioni Unite o fondi fiduciari presso Banche Regionali), la cooperazione decentrata e gli interventi di emergenza. Di particolare rilevanza è l’intervento bilaterale della Cooperazione Italiana nel settore socio-sanitario. A riguardo, il Programma di Cooperazione Socio-Sanitaria in appoggio al Piano Binazionale di sviluppo della Regione di frontiera Ecuador-Perù, giunto alla seconda fase, risulta essere il più importante in tale ambito. Il 26 ottobre del 2010 é stato firmato a Loja, in Ecuador, il Convegno che ratifica la IIª fase del Programma in oggetto.

In secondo luogo, Il Programma di Assistenza Tecnica al Ministero di Salute del Perù, giunto anch’esso alla sua seconda fase può essere considerato come la conferma del grande sforzo in ambito sanitario che la Cooperazione Italiana sta svolgendo in Perù. Di rilevante importanza, anche in termini di visibilità, sono poi gli interventi di cooperazione multilaterale,  quali  il Fondo Generale di Cooperazione Italiano (FGCI) costituito presso la Banca di Sviluppo dell’America Latina (CAF), mediante il quale, ad esempio, sempre nel settore socio-sanitario, a breve inizieranno le attività del Piano Sanitario di Integrazione Andina, un progetto di cui il maggiore beneficiario è l’Organismo Andino di Salute, organo di coordinamento politico-istituzionale fra i Ministeri di Salute della Regione Andina.

Per comprendere appieno la portata dell’intervento italiano in Perù, non si può prescindere dall’Accordo di Riconversione del Debito Estero Peruviano, i cui fondi sono gestiti dal Fondo Italo-Peruviano (FIP). Nonostante il Programma di conversione del debito commerciale non sia una delle iniziative vincolate ai finanziamenti della Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo – MAE/DGCS, il meccanismo di esecuzione e gestione che si é consolidato rappresenta indubbiamente uno dei fondamenti della Cooperazione Italiana in Perù. Il Primo Accordo, con una durata che é stata estesa a tutto l’anno 2010, ha permesso la conversione del debito estero peruviano in progetti di sviluppo per un ammontare di 116 milioni di dollari più i relativi interessi. Il Secondo Accordo di conversione, siglato nel 2007 e attualmente in piena fase d’implementazione, permetterà la riconversione per circa 73 milioni di dollari. Dall’avvio dell’attività nel 2002, sino al 31 dicembre 2009, il Fondo Italo-Peruviano ha indetto otto bandi di concorso (di cui cinque nel corso del primo accordo e tre nel corso del secondo) per l’assegnazione di circa 200 milioni di USD e l’approvazione di oltre 200 progetti. I progetti hanno coinvolto più di 200 autorità e istituzioni locali, con un impatto su 900 mila beneficiari diretti e 3 milioni di beneficiari indiretti.

Il peso specifico della Cooperazione Italiana rispetto agli altri donatori varia sostanzialmente se si considera o meno il contributo del Programma di Conversione del Debito – FIP. Per quanto riguarda meramente la cooperazione bilaterale ed in base ai parametri OCSE – DAC, è stato realizzato un questionario da parte della Agenzia Peruviana di Cooperazione Internazionale (APCI). In base ai dati raccolti, tra le principali 10 agenzie di cooperazione bilaterale l’Italia è all’ottavo posto, davanti Finlandia e Corea del Sud, con 4,9 milioni di dollari liberati. Nelle prime posizioni rispettivamente Stati Uniti e Spagna con 84 e 75 milioni di dollari.

Nel quadro delle attività di cooperazione, inoltre, un ruolo fondamentale continua a giocarlo la società civile italiana organizzata in Ong ed associazioni che operano sul territorio da oltre 40 anni, lavorando nelle zone più isolate e povere del Paese principalmente nei settori dell’inclusione sociale, dello sviluppo sostenibile e della salute. Alcune di queste Ong, attualmente stanno realizzando progetti finanziati dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS). Si tratta di iniziative promosse o di progetti finanziati mediante il Fondo Italo-Peruviano (FIP). Alla pari della Bolivia, anche in Perù le Ong italiane si organizzano in un foro di coordinamento (COIPE), nato nel 1999 con lo scopo di coordinare iniziative ed interventi, condividere informazioni, produrre analisi e riflessioni, formulare strategie articolate con la società civile peruviana e le rappresentanze del governo italiano in Perù in materia di partecipazione, democrazia e diritti umani.

Di grande importanza, parimenti, è il ruolo che riveste la Cooperazione Universitaria finanziata dalla DGCS. Nel 2012 è stato finanziato un programma di ricerca del Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale dell’Università di Parma per contribuire all’ottenimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita della Sacha Inchi, prodotto vegetale peruviano dalle molteplici proprietà terapeutiche. La Cooperazione Decentrata, altresì, vanta una lunga presenza nel Paese. Sono presenti, in particolare, la Regione Toscana, la Regione Piemonte e la Regione Veneto, senza contare i contributi degli enti locali, che finanziano interventi di associazioni e Ong italiane su tutto il territorio nazionale.

Sulla base di tali premesse, la programmazione per il triennio 2012-2014, focalizza le proprie priorità sul sostegno ai Piani di Sviluppo Settoriali elaborati a livello centrale e locale dalle Autorità Peruviane, nel quadro della Dichiarazione di Parigi, degli Accordi di Accra e così come ribadito a Busan. L’accordo siglato a Busan il 1º dicembre 2011, infatti, ha come obiettivo principale l’estensione degli impegni della Dichiarazione di Parigi del 2005 sull’efficacia degli aiuti, applicando i principi della dichiarazione oltre i confini della cooperazione allo sviluppo, compreso il settore privato e civile, quest’ultimo coinvolto nelle negoziazioni formali dell’accordo stesso. L’Italia, nel quadro delle proprie priorità, aderisce a tutti i fori di coordinamento nazionali ed istituzionali. Particolare importanza viene data ai tavoli di coordinamento in salute, sia a livello nazionale che locale. Centrale, in questo senso è il ruolo della Cooperazione Italiana nella promozione e sostegno del Tavolo Interdonatori in Salute gestito congiuntamente dal Ministero di Salute e dall’APCI. All’interno di tali fori vengono infatti definiti criteri condivisi di valutazione e sistemi di informazione circa le iniziative promosse. Sulla base di quanto premesso ed in seguito al lavoro di consultazione realizzato dalla UTL di La Paz ed alle missioni di esperti della DGCS-UTC, per il triennio 2012-2014 sono stati individuati i seguenti settori di intervento:

  • Salute
  • Sviluppo locale
  • Sviluppo Sostenibile e Conservazione del Patrimonio Ambientale
  • Diritti umani, civili ed inclusione sociale
  • Emergenza e prevenzione dei disastri naturali
  • Sostegno ai processi di governance e decentramento

 

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